Le tre scuse per procrastinare dei professionisti creativi

Una riflessione sui freni mentali più comuni tra i freelance creativi e come superarli

Se sei un professionista creativo è molto probabile che tu non procrastini per pigrizia.
Procrastini perché pensi troppo, perché ti entusiasmi facilmente, perché tieni molto a quello che fai.

La procrastinazione dei creativi è raffinata, intelligente, spesso ben giustificata. Si presenta sotto forma di buone intenzioni, di ragionamenti logici, di frasi che suonano responsabili. In realtà, però, nasconde quasi sempre una difficoltà più profonda: esporsi davvero.

In questo articolo ti racconto le tre scuse tipiche dei professionisti creativi, quelle che sento più spesso nel mio lavoro e che riconosco immediatamente perché sono socialmente accettate, difficili da smontare e per questo molto efficaci.

Indice

Tre scuse per procrastinare dei professionisti creativi

LA MIA ESPERIENZA

Non è stato affatto difficile individuare queste tre scuse, perché non le sento solo dai miei clienti e colleghi, ma nella mia testa. Non lancio quella masterclass perché prima devo imparare a usare quel software o studiare quel libro, prendo questo progetto che mi interessa poco perché devo pagare le bollette, non richiamo quella persona che non ha risposto al mio preventivo perché non voglio sembrare insistente. Ci discuto tutti i giorni con la me che ha paura di lanciare un progetto, di fare una telefonata, di dire no a una richiesta. La prendo per mano, chiudo gli occhi e mi butto. E poi mi accorgo che nessuna delle due si è fatta male. E la prossima volta sarà un pochino più facile.

Valentina Di Chiara professional organizer art director

1. “Prima voglio prepararmi meglio.”

I professionisti creativi amano formarsi.
Leggono libri, ascoltano podcast, seguono corsi online, partecipano a workshop ed eventi in presenza. La curiosità è una delle loro qualità più grandi: li rende interessanti, aggiornati, profondi.

La formazione è una risorsa enorme, finché resta uno strumento.
Il problema nasce quando diventa un rifugio.

Studiare ancora, approfondire di più, aspettare di “sapere abbastanza” spesso non è un reale bisogno di competenze, ma un modo elegante per rimandare il momento in cui bisogna mettersi in gioco. Pubblicare, proporsi, esporsi, scegliere una direzione significa anche accettare il rischio di non essere perfetti, di sbagliare, di ricevere un feedback.

Molti creativi convivono con la sensazione di non sentirsi mai pronti, mai abbastanza bravi, mai abbastanza competenti. Qui entra in gioco quella dinamica che probabilmente conosci bene, la sindrome dell’impostore: la percezione costante di non meritare il proprio ruolo e di dover dimostrare ancora qualcosa prima di potersi mostrare davvero.

Leggi anche “Supera la sindrome dell’impostore con l’organizzazione”

Il risultato è che la formazione, invece di sostenere l’azione, la sostituisce. Si accumulano informazioni, ma non esperienza. Si cresce nella testa, non nella realtà.

Cambio di mentalità

La pratica genera competenza, la teoria genera incertezze.
Ricorda che fare, anche se imperfetto, produce esperienza che nessun altro libro può darti.

2. “Ci penserò quando avrò smaltito il resto.”

I creativi freelance hanno quasi sempre “troppa carne al fuoco”.
Idee, progetti, collaborazioni, richieste, opportunità che sembrano tutte interessanti e tutte potenzialmente decisive.

L’entusiasmo iniziale li porta spesso a dire sì senza valutare fino in fondo le conseguenze. Un progetto può sembrare stimolante all’inizio e rivelarsi poi più lungo del previsto, più complesso, meno allineato agli obiettivi a lungo termine o semplicemente drenante dal punto di vista energetico.

Leggi anche “Il valore di dire no”

Dire no è difficile, soprattutto quando si lavora in proprio: c’è la paura di perdere occasioni, di restare fermi, di non avere alternative. Così si accetta tutto, si accumula lavoro e si rimanda ciò che conta davvero “a quando ci sarà più tempo”. Il paradosso è che quel tempo non arriva mai. Più progetti accetti senza scegliere, meno energia hai per quelli davvero importanti.

Qui la procrastinazione non è inattività, ma iperattività disordinata. Si fa tanto, ma senza una direzione chiara. Si lavora molto, ma si avanza poco.

Imparare a dire no non è un atto di chiusura, ma di responsabilità verso il proprio tempo, le proprie energie e i propri obiettivi futuri.

Cambio di mentalità

Scegliere significa rinunciare a qualcosa per dare valore a qualcosa di veramente importante.

3. “Non sono capace di vendermi.”

I professionisti creativi amano il loro lavoro: creare, progettare, costruire, rifinire. Possono passare ore concentrati su un file, su un’idea, su un dettaglio.

Quello che spesso detestano è “vendere”.

Molti creativi associano l’autopromozione a un’immagine stereotipata: il venditore insistente, invadente, quello che ti mette il piede nella porta. Insomma, Giorgio Mastrota! Non vogliono sembrare forzati, artificiali, autoreferenziali. Temono di disturbare, di risultare fastidiosi, di essere giudicati.

Il risultato è che fanno un ottimo lavoro… in silenzio. Si raccontano poco, spiegano poco cosa fanno e per chi, aspettano che siano gli altri a capirlo da soli. Ma nel frattempo restano invisibili o poco chiari.

Il problema non è la promozione in sé, ma l’idea distorta che spesso ne abbiamo. Comunicare il proprio lavoro significa raccontare valore, spiegare perché fai quello che fai e come può essere utile a qualcuno. Quando un creativo non comunica, non è più autentico: è solo meno presente.

Cambio di mentalità

Raccontare il proprio lavoro con chiarezza non è vendere, è rendersi comprensibili e visibili a chi potrebbe avere bisogno di noi, attirando progetti in linea con i nostri valori.

Cosa hanno in comune queste tre scuse per procrastinare

Queste tre frasi sembrano diverse, ma nascono dalla stessa radice: la paura.
La procrastinazione dei professionisti creativi non è mai pigrizia, mancanza di idee o di capacità, ma paura di non essere all’altezza, paura di perdere occasioni, paura di esporsi, paura di cambiare.

Formarsi troppo, accettare tutto, evitare di comunicare sono tre modi diversi per rimandare il momento in cui ci si assume la piena responsabilità di una scelta. Eppure il lavoro creativo cresce solo quando incontra il mondo reale: clienti, pubblico, feedback, errori, aggiustamenti continui.

Un passo alla volta, non tutto insieme

Se ti risuona uno o più di questi meccanismi sappi che non devi improvvisamente stravolgere tutto, comincia con riconoscere le scuse: quale frase che ti racconti suona bene, ma ti sta fermando?

Se ti accorgi che stai studiando per non iniziare, che stai lavorando su troppe cose per non scegliere, che stai evitando di comunicare per non esporti, fermati un attimo e chiediti: “Questa scelta mi sta avvicinando o allontanando da ciò che voglio davvero?”

La chiarezza non arriva prima dell’azione, arriva facendola. E spesso basta iniziare da lì.

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Valentina Di Chiara professional organizer art director Equilibrio Creativo

Valentina Di Chiara 

Aiuto creativi sommersi da idee e scadenze a trasformare il caos quotidiano in equilibrio con abitudini sostenibili, priorità chiare e strategie su misura.

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Sono Professional Organizer, Art Director e Formatrice

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